Antonio Pennacchi

Il suo romanzo di esordio, “Mammut”, riceve 55 rifiuti da 33 editori (a qualcuno viene spedito più di una volta dopo un cambio di titolo) prima di essere pubblicato da Donzelli nel 1994: il libro vince il Premio del Giovedì. Nel 1995 esce “Palude”, vincitore del Premio nazionale letterario Pisa, dedicato alla sua città, e nel 1998 “Una nuvola rossa”, in cui narra una vicenda ispirata al delitto dei fidanzatini di Cori, avvenuto l’anno precedente nell’omonima cittadina laziale e che aveva avuto grande risalto sulla cronaca nazionale. Nel 2001 lascia l’editore Donzelli e passa a Mondadori, con la quale pubblica nel 2003 l’autobiografico “Il fasciocomunista”, vincitore del Premio Napoli. Dal romanzo viene poi tratto il film “Mio fratello è figlio unico”, per la regia di Daniele Luchetti, con Riccardo Scamarcio ed Elio Germano: la pellicola ottiene un notevole successo al botteghino e vince un premio speciale al Festival di Cannes, ma lo scrittore polemizza apertamente con il regista per lo stravolgimento della trama nella seconda parte del film. Dello stesso anno è la raccolta di saggi “Viaggio per le città del Duce” (Asefi), seguita nel 2005 dai saggi “L’autobus di Stalin” (Vallecchi).


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